I disturbi dell’alimentazione: iniziativa del Settore Tutorato

Il Settore Orientamento, Tutorato e Disabilità dell’Università Ca’ Foscari organizza un evento sui Disturbi del Comportamento Alimentare e le varie forme di disagio giovanile, con l’intento di sensibilizzare studenti, personale docente e tecnico-amministrativo su queste patologie che rischiano di compromettere la carriera universitaria, personale e professionale di chi ne soffre.

Coloriamocidililla: VII giornata del Fiocchetto Lilla

SensibilizzAZIONI Disagio giovanile: capire, ri-conoscere, prevenire
CONFERENZA
I DISTURBI DELL’ALIMENTAZIONE

lunedì 26 marzo 2018, ore 15.00
Aula Magna Silvio Trentin, Ca’ Dolfin, Venezia

Per introdurre questo argomento abbiamo intervistato Sandra Zodiaco, Counselor internazionale, “anima” di questa iniziativa e autrice del libro “Oltre” che descrive la sua personale esperienza in questo ambito

Come è nata l’idea di questa giornata dedicata ai disturbi dell’alimentazione nel contesto dell’università?

Il 15 marzo si è celebrata in tutta Italia la “Giornata del Fiocchetto Lilla”, giornata nazionale di sensibilizzazione su questi disturbi, che coinvolge ogni anno decine e decine di enti, istituzioni e associazioni (gli aderenti alla VII edizione, quest’anno, sono oltre 115) e mira a sensibilizzare l’opinione pubblica sulla tematica, affinché si prenda atto della gravità e dei rischi a cui una persona va incontro quando si ritrova preda di queste patologie.
Nell’intento, quindi, di accrescere la consapevolezza a livello individuale sul disagio dei Disturbi Alimentari, si è pensato di proporre anche nel nostro Ateneo un momento di informazione e sensibilizzazione, nell’ambito della promozione di iniziative di tutela della salute previste dalla Terza Missione, considerata parte integrante della missione dell’Università Ca’ Foscari.
Questo primo evento, inoltre, si inserisce all’interno del più ampio progetto, dedicato alle varie forme di disagio giovanile e intitolato “SensibilizzAZIONI – Disagio giovanile: capire, ri-conoscere, prevenire”, che prevederà una serie di successivi appuntamenti, promossi dal Settore Tutorato.
Dedicare una giornata-evento ai Disturbi dell’Alimentazione significa aumentare l’attenzione di studenti, personale docente e tecnico-amministrativo attorno a queste patologie, che utilizzano il corpo come mezzo per comunicare un disagio ben più profondo, che può pregiudicare la carriera personale e professionale di chi ne soffre. E’ fondamentale implementare la corretta informazione intorno ai DCA, affrontare una programmatica politica di prevenzione, per facilitare la comprensione dei meccanismi psico-biologici che favoriscono la malattia e diffondere la consapevolezza che questi disturbi possono essere curati attraverso una rete assistenziale orientata all’individuazione precoce del disturbo, tramite l’attivazione di percorsi riabilitativi multidisciplinari specializzati. Fondamentali per il successo del trattamento sono, infatti, la diagnosi precoce ed un intervento tempestivo affidato ad un’équipe di medici specialisti.
Di Anoressia, Bulimia e Binge Eating si muore, ma anche quando non si arriva a condizioni estreme, c’è sempre un disagio di fondo che si nasconde dietro il disturbo alimentare e che, se non adeguatamente trattato, non può essere risolto, rischiando così un decorso molto lungo e, talvolta, infausto. Spesso queste malattie vengono sottovalutate e non prese nella giusta considerazione. Occorre parlarne, condividere e unirsi per fare uscire dall’ombra questo malessere profondo che trasforma la vita di chi ne soffre.

Nel tuo libro hai scritto “Di fronte alla malattia ci si sente impotenti, inermi, infinitamente piccoli. Al tempo stesso però la malattia costringe a tirar fuori tutta la forza che è in noi” e tu questa forza l’hai tirata fuori e hai vinto. Come pensi che la tua esperienza possa essere utile ad altre ragazze e perché proprio nel contesto del Servizio di tutorato?

Nel mio ruolo di Counselor, mi ritrovo spesso a confrontarmi con gli studenti sulle difficoltà che incontrano nel loro percorso di studi, ma anche sulle loro esperienze di vita legate a questo percorso. E spesso capita che emergano anche dei vissuti di disagio, ai quali il servizio offerto dal Settore Tutorato cerca di offrire supporto.
I D.C.A. sono disturbi della comunicazione: attraverso il corpo – un “corpo parlante” – si manifestano i segnali di un disagio profondo, che va ben oltre il mero desiderio di bellezza estetica, e che il soggetto spesso fatica a comunicare a parole. La malattia infatti ti costringe in un silenzio che ti rende muta, incapace di raccontarti, a te stessa e agli altri, e sorda, sorda a qualunque segnale di vita.
Per questo è importante sensibilizzare, diffondendo la conoscenza di questi disturbi, delle situazioni più a rischio e delle figure professionali a cui rivolgersi, e imparare a riconoscere i cosiddetti “campanelli d’allarme“, quegli indicatori spia di una sofferenza più profonda, il più delle volte impercettibile. Tanto più precoce ed adeguato è l’intervento, tanto più facile è accorciare i tempi di guarigione ed evitare ulteriori complicanze, che possono compromettere seriamente la salute e la qualità di vita della persona che ne soffre.
Ho deciso di raccontare la (mia) Anoressia in un libro per dare voce al vissuto emotivo di chi si ritrova preda dell’ “epidemia silenziosa” dei D.C.A., affinché altri giovani, come me, possano trovare una testimonianza di speranza e il coraggio di esternare il proprio disagio.
Il primo più grande ostacolo da superare è, a mio avviso, la vergogna: il timore di chiedere aiuto per paura di essere giudicati. Il linguaggio della malattia è complesso da decodificare: spesso nello sguardo di chi non conosce i DCA si legge soltanto rabbia e disprezzo nei confronti di chi si infligge una punizione senza avere un vero motivo per farlo. Il vero motivo invece c’è. Il sintomo, il Disturbo Alimentare, è soltanto una spia: nasconde una grande sofferenza che chiede, e merita, di essere portata alla luce, di essere ascoltata. Perché non c’è disagio che non meriti di essere accolto, non c’è dolore che non meriti ascolto e rispetto.

Quanto la terapia dello “scrivere” ti è stata di aiuto per superare la malattia?

Scrivere aiuta a riflettere, a dare forma al proprio sentire.
Rileggersi aiuta a scoprirsi, a guardarsi sotto una diversa luce.
Condividere la propria storia aiuta a trovare nuove importanti spunti di riflessione.

Un ruolo fondamentale nel mio percorso di crescita, e di guarigione, lo ha rivestito la scrittura: ho trovato in questa modalità comunicativa una possibilità non giudicante, libera ed accogliente per uscire dall’isolamento e dalla vergogna.
Per me la scrittura è stata un prezioso strumento terapeutico, soprattutto negli anni in cui stavo intraprendendo il mio percorso universitario e al tempo stesso stavo “attraversando” la malattia (il titolo del libro, “Oltre”, nasce proprio dall’idea che non si possa superare un dolore senza attraversarlo). Le parole hanno restituito un senso a quel dolore che per anni avevo trattenuto nel silenzio in cui la malattia mi aveva costretta, e che a poco a poco aveva strappato leggerezza alla mia giovinezza.
Inizialmente, leggere ciò che altre ragazze avevano scritto relativamente alla loro esperienza con il Disturbo Alimentare, mi ha aiutata a sentirmi meno incompresa, meno sola, un po’ meno “aliena” dal resto del mondo.
Poi, a mia volta, ho avvertito la necessità di mettere nero su bianco le mie sensazioni: l’urgenza di comunicare e tradurre in parole la mia sofferenza era diventata tale, dopo anni e anni di silenzi che avevano accompagnato l’arrivo della malattia, che non potevo più soffocare quel grido d’aiuto che portavo dentro. Per anni lo avevo nascosto dentro, camuffato agli occhi altrui per paura del giudizio, di un giudizio sulla mia preparazione, sul mio valore, e davo per scontato che avrebbero capito quello che provavo, anche senza tradurlo in parole.
Raccontarsi, invece, è importante, perché permette di conoscersi meglio, per vincere così le resistenze che la malattia oppone al cambiamento e riconquistare la libertà di essere se stessi, senza troppe paure: ognuno con le proprie qualità, le proprie fragilità e debolezze, e anche le proprie cicatrici.
Quindi ora, che grazie al mio percorso ho riscoperto il grande valore della comunicazione nel rapportarsi agli altri, spero che la mia testimonianza possa a sua volta essere d’aiuto a chi lotta contro il male subdolo dei DCA, a chi gli è accanto e, soprattutto, a chi ancora non riesce a trovare le parole per chiedere aiuto.

La giornata prevede anche un excursus nella letteratura con la prof. Laura Tosi Dipartimento di Studi Linguistici e Culturali Comparati) che traccerà il legame ideale tra passato e presente e che dialogherà con Emanuele Tirelli, autore dell’opera “Ofelia in the Dog Days: i disturbi alimentari da Shakespeare ad oggi” (Navarra Editore, 2017), una rivisitazione in chiave contemporanea dell’Ophelia shakespeariana, uscita pochi mesi fa che affronta i temi dell’anoressia, bulimia e Binge Eating. Partendo dalla drammaturgia shakespeariana  l’autore rivisita la protagonista shakespeariana, qui malata di anoressia e bulimia, puntando i riflettori su un disagio contemporaneo che colpisce sempre più giovani, soprattutto donne.

a cura di Federica Ferrarin

PROGRAMMA E INFO

Scala Contarini del Bovolo illuminata in occasione della Giornata del Fiocchetto Lilla

Scala_Contarini_del_Bovolo

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